Il destino del soldato Manning

Ieri la corte militare di Fort Meade nel Maryland ha riconosciuto il soldato semplice Bradley Manning colpevole per 20 dei 21 capi di imputazione avanzati contro di lui. Manning, principale fonte di Wikileaks, è colpevole di 5 diversi reati di spionaggio e 5 reati di furto di informazioni, e rischia una pena massima di 130 anni, ma è stato assolto dall’accusa più grave: aver aiutato il nemico. E’ un punto dirimente, perché su questa accusa si fondava la distinzione tra la spia che tradisce il proprio paese e il whistleblower, lo “spifferatore-tendenza eroe” delle magagne del potere.
8 AGO 20
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Ieri la corte militare di Fort Meade nel Maryland ha riconosciuto il soldato semplice Bradley Manning colpevole per 20 dei 21 capi di imputazione avanzati contro di lui. Manning, principale fonte di Wikileaks, è colpevole di 5 diversi reati di spionaggio e 5 reati di furto di informazioni, e rischia una pena massima di 130 anni, ma è stato assolto dall’accusa più grave: aver aiutato il nemico. E’ un punto dirimente, perché su questa accusa si fondava la distinzione tra la spia che tradisce il proprio paese e il whistleblower, lo “spifferatore-tendenza eroe” delle magagne del potere. Manning è stato arrestato nel maggio del 2010, quando confessò (a un ex hacker che poi lo avrebbe denunciato all’Fbi e che ieri Wikipedia, presa d’assalto dai pro Bradley, definiva un “traditore di origine colombiano-americana”) di essere il leaker che dai computer dell’esercito trasferiva dati sensibili sui server islandesi di Julian Assange. Erano decine di migliaia di documenti riservati su Iraq e Afghanistan, più i 250 mila cablogrammi diplomatici che scatenarono il Cablegate. Manning consentì a Wikileaks di pubblicare i documenti che aveva rubato, senza preoccuparsi di filtrare quelli pericolosi. Migliaia di inutili pettegolezzi tra ambasciatori misero in crisi le diplomazie di mezzo mondo, ma non solo: i documenti afghani riportavano in chiaro tutti i nomi degli informatori locali che avevano collaborato con l’esercito americano. I talebani ne individuarono e uccisero in gran numero.
Mentre il giudice militare leggeva la sentenza, una folla di manifestanti brandiva cartelli con la foto del venticinquenne. I suoi sostenitori dicono che Manning è un eroe della libera circolazione delle informazioni, non una spia. Il fatto che Manning sia stato assolto dall’accusa di aver aiutato il nemico non è sufficiente: trattare un whistleblower come una spia, ha tuittato Wikileaks dopo la sentenza, è un precedente intimidatorio contro la libertà d’informazione. Ma le rivelazioni di Manning, indiscriminate nella loro foga di trasparenza, non fanno di lui un whistleblower. Manning ha rubato informazioni riservate e ha messo in pericolo la sicurezza americana. E in qualche modo ha aiutato il nemico. Non ad agire contro l’America, ma contro quegli informatori che l’America l’avevano aiutata.